Selene

Avvolta in lunghe e fluide vesti lucenti, Selene, pallida dea notturna, guida con destrezza il suo carro lunare attraversando le stelle del firmamento:

È suo il compito di portare la luna in posizione.

 

Padrona della Luna, dea dalla pelle argentata, evanescente, simile rugiada congelata, Selene è l'esatta trasposizione femminile di Apollo, dio del Sole.

I due si rincorrono ciclicamente, scambiando i rispettivi astri, in un infinito altalenarsi tra tra luce e ombra, un costante susseguirsi tra giorno e notte, tra sole e luna.


 

Tra i suoi amori, il più romantico fu sicuramente quello per Endimione.

Si narra che la dea, innamorata di questo giovane mortale, aspettasse tutte le sere il momento in cui egli dormiva

per poter scendere dal cielo e giungere alla sua grotta.

Ogni notte Selene rimaneva lì, fissa davanti al giovane Endimione dormiente.

Lo osservava vigile e innamorata, infine, prima che lui potesse svegliarsi, lo baciava sugli occhi e velocemente ritornava nell'etere.


"Aveva alcuni momenti di nudità, in cui sembrava un’anima non ancora nata, un’anima strappata dal corpo,

esitante su un pinnacolo ventoso ed esposta senza protezione a tutte le ventate del dubbio"

 

Virginia Woolf

 


"O falce di luna calante

che brilli su l’acque deserte,

o falce d’argento, qual mèsse di sogni

ondeggia al tuo mite chiarore qua giù!

Aneliti brevi di foglie,

sospiri di fiori dal bosco

esalano al mare: non canto non grido

non suono pe ’l vasto silenzio va.

Oppresso d’amor, di piacere,

il popol de’ vivi s’addorme…

O falce calante, qual mèsse di sogni

ondeggia al tuo mite chiarore qua giù!"

 

O falce di luna calante di Gabriele D’Annunzio

 


Dipinta come una bellissima donna dai capelli lunghi e il volto pallido, con in testa la falce di luna crescente,

Selene indossava abiti lunghi e fluenti formati da sovrapposizioni di veli impalpabili.

 

In alcuni casi, la dea è anche raffigurata con addosso un mantello scuro circondato bagliori di stelle: la notte.


Gemmea l'aria, il sole così chiaro

che tu ricerchi gli albicocchi in fiore,

e del prunalbo l'odorino amaro

senti nel cuore.

 

Ma secco è il pruno, e le stecchite piante

di nere trame segnano il sereno,

e vuoto il cielo, e cavo al piè sonante

sembra il terreno.

 

Silenzio, intorno: solo, alle ventate,

odi lontano, da giardini ed orti,

di foglie un cader fragile.

E' l'estate fredda, dei morti.

 

Novembre  di Giovanni Pascoli



Poesie, leggende, miti e storie vere, ogni collezione è il racconto di una donna.